CAVE E MINIERE

E-mail Stampa PDF

 CAVE E MINIERE

LE TRACCE DEL LAVORO

Natura tra verde e acque

LA TERRA RACCONTA LA SUA STORIA

L'INCANTO DELLE VILLE DI DELIZIA

ITINERARI NELLA FEDE

INSOLITI SEGNI D'ARTE

LA LINEA CADORNA

GUSTO LIBERTY IN VALLE

SAPORI DI LAGO E DI MONTI

PEDALANDO NEL PIAMBELLO


L’estrazione e la lavorazione delle pietra nel territorio del Piambello ha un’origine molto antica: studi archivistici dimostrano che, a fine Trecento numerose botteghe di picasàss (scalpellini) locali parteciparono ai più importanti cantieri di Milano, Roma, Pavia, Monza, Varese, Piemonte e Canton Ticino. Nel 1874 la “Cronaca prealpina” riportava l’esistenza di 12 diverse cave nella sola Viggiù; con la pietra qui estratta si realizzavano monumenti sepolcrali, lapidi, statue, piedistalli, caminetti, vasche, cornici e davanzali. A cavallo tra il Ottocento e Novecento, l’industria estrattiva entrò in una crisi dovuta all’importazione di pietra estratta a basso costo e all’introduzione del cemento; le cave erano sempre meno e diminuivano le persone disposte ad un lavoro duro e poco remunerativo. Tra le due guerre e nel secondo dopoguerra continuò a ridursi la produzione mentre nello stesso tempo scompariva della figura professionale del cavatore: l’ultima cava di Viggiù cessò ufficialmente le attività nei primi anni Settanta. A testimonianza dell’antica attività estrattiva, rimangono oggi nel Piambello numerose cave in sotterraneo, rette da grandi pilastri, che donano loro un aspetto simile a grandi cattedrali scavate nella pietra.

L’area del Piambello poté contare anche su una modesta ricchezza mineraria che, se in alcuni casi era nota già in epoca precedente, venne sfruttata economicamente soprattutto da fine Settecento, durante la Repubblica Cisalpina e il regno d’Italia napoleonico. Nel territorio di Varese, i ricercatori ottocenteschi individuarono un bacino minerario esteso circa un centinaio di chilometri quadrati, delimitato, a sud dal Campo dei Fiori e a nord dalla valle della Tresa, con fulcro nella Valganna: le più importanti vene minerarie accertate furono Cuasso al Monte e Brusimpiano (carbone, galena argentifera e piriti aurifere), Argentera (piombo e argento), Valganna (galena argentifera e carbone), oltre che Ferrera e Valcuvia. Risulta anche probabile, così come segnalato da Carlo Amoretti, che a Cugliate fossero sfruttati siti piombiferi.

Se tra il Quattrocento e il Seicento, le miniere erano state gestite in regime di regalia, con l’avvento della prima Repubblica Cisalpina iniziarono le prime ricerche minerarie e furono assegnate le prime concessioni ai privati, nella maggior parte dei casi organizzati in società. Con la Restaurazione, l’industria estrattiva lombarda si ridimensionò notevolmente, a causa della concorrenza dei metalli, più economici, provenienti dalle regioni orientali dell’Impero austriaco.

Nella prima parte del Novecento, lo sfruttamento dei giacimenti nell’Alto Varesotto fu discontinuo: brevi sussulti di ripresa si ebbero solo durante il periodo fascista e in pieno conflitto mondiale.

 

"Una galena argentifera in miniera esistente a Viconago nella provincia di Como dava grandi lusinghe di utilità, e il governo passato fece all'intraprenditore l'imprestito di vistose somme perché progredisse nell'opera; ma dall'un canto la natura del filone, per quanto almeno apparisce dai lavori fattovi finora, non abbastanza ricco, e dall'altro la pessima amministrazione degli associati all'impresa la fecero mal riuscire. Consimile al succennato fu il risultato de' tentativi fatti sovra un'altra galena argentifera a Vassera nel comune d'Induno, provincia di Como, [...]".

Cenno statistico sulle miniere delle province lombarde nel Regno lombardo veneto in Biblioteca italiana o sia giornale di letteratura, scienze ed arti compilato da varj letterati, tomo XXXI, a. 8/lug-ago-set 1823, Imperiale Regia Stamperia, Milano, pp. 362-368.


Mappa_percorso_marrone Miniera della Cavallizza, Cuasso al Monte Cava di Ittiolo, Besano Miniera della Valvassera, Valganna Cava Cooperativa Marmisti, Viggiù

Estratto della Carta dei sentieri 1:25.000 "Valceresio, Valganna, Valmarchirolo", Comunità Montana del Piambello, Arcisate 2012. I pallini riportano l'ubicazione delle cave e delle miniere del percorso turistico culturale.