ATTIVITA' UMANE E PRODUTTIVE

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Nella tradizione prealpina, prima dell’avvento dell’era industriale, era praticata l’agricoltura (segale, frumento, alberi da frutto, gelso e vite), sostenuta dall’allevamento e da una silvicoltura competente. Proprio quest’ultima, ancora durante l’ultima guerra, permise a interi borghi di sopravvivere: dai frutti del castagno si ricavava farina, mentre il faggio scaldava il focolare. Il legno era però, assieme alla pietra, materia prima importantissima che, fin dall’Antichità, l’uomo aveva imparato a usare per realizzare strutture abitative e di lavoro.
Le risorse della terra non erano però le uniche cui affidarsi: anche la pesca sul Ceresio e sui corsi d’acqua rappresentava una indispensabile fonte di sussistenza per le comunità delle valli. Un’altra attività che ha caratterizzato il paesaggio del Piambello è quella estrattiva, che nelle Prealpi ha da sempre uno dei suoi più importanti distretti: diretta conseguenza è lo sviluppo della lavorazione della pietra e del commercio di materia grezza e di prodotti. Oltre alla pietra, veniva estratta l’argilla, lavorata nelle fabbriche di terraglia di Ghirla e Cunardo e nelle fornaci per mattoni di Induno, Cunardo, Bedero Valcuvia. Fornaci da calce erano invece attive a Induno, Valganna e Arcisate.
Non va dimenticato l’apporto all’economia locale delle prime manifatture a cavallo tra Ottocento e Novecento, come la filande e i filatoi di seta (p.e. la Adreani di Cunardo, la “Banco sete/Von Muralt” di Lavena, la Bozzolo di Marchirolo), gli opifici per la lavorazione del pellame (Conceria Bellini di Induno Olona), le cartiere (la Adreani e la Pirinoli di Cunardo),
Tra Ottocento e Novecento, fiorirono il turismo climatico e paesaggistico e la classica vacanza distensiva. In un clima di generale interesse verso l’area dei grandi laghi, sorsero le grandi arterie internazionali, le strade collinari e di montagna, le autostrade, le ferrovie. Grazie a tali opere, moltissimi turisti ebbero modo di avvicinarsi a una regione incontaminata.
Oggi il Piambello basa la propria economia sul frontalierato e con il turismo. In conseguenza di ciò sono avvenute trasformazioni profonde: residences, alberghi, seconde case sono sorti lungo il lago e intorno ai vecchi borghi. Oggi non esiste un’economia di base; si sviluppano attività settoriali come l’industria (tessile, metalmeccanico, gomme/plastica), l’edilizia, il commercio, l’artigianato in genere. Sopravvive qualche azienda agricola e sporadiche attività di estrazione di materiali da costruzione.
La posizione a ridosso con la Svizzera e l’efficienza delle reti viarie alimentano il fenomeno del frontalierato, basato su un flusso di scambi quotidiani di manodopera impiegata in gran parte nel settore industriale, ed in particolare nelle attività metalmeccaniche, del tessile ed abbigliamento oltre che come personale nei servizi alle persone. Il flusso di persone dalla Svizzera, incentivato dall’alto costo della vita in Canton Ticino, ha favorito invece lo sviluppo di attività commerciali e di servizio.

Per approfondire:

Barche_da_pesca_a_Porto_Ceresio

Barca da pesca sulle rive del lago, a Porto Ceresio. Cartolina d'epoca databile tra fine Ottocento - primi del Novecento.

 

Operai_della_ceramica_di_Ghirla

Operai della fabbrica di ceramica di Ghirla. Foto risalente agli ultimi anni dell'Ottocento-primi del Novecento. Dal sito Valganna.info.

 

Etichetta_taleggio_di_Viggiu

L'etichetta del formaggio taleggio prodotto dalla Latteria sociale di Viggiù, seconda metà del Novecento. Da: Antichi mercati del Varesotto, Macchione, Varese 2002.