ARTE E ARCHITETTURA

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ESPRESSIONI ARTISTICHE TRA SCULTURA E PITTURA

Il Piambello si è distinto come plurisecolare vivaio di artisti, decoratori e stuccatori, che hanno lasciato la loro impronta in Italia e all’estero.
L’arte pare aver tratto nel Piambello diretta ispirazione dalla materia prima offerta dalle sue terre: la pietra, conosciuta e lavorata dapprima dagli artigiani, diventò ben presto strumento espressivo di innumerevoli artisti della scultura. Una volta consolidata, la lavorazione artistica dei materiali litici locali e non, si orientò su altri materiali come la terracotta, i metalli, e più recentemente, perfino cemento.
Ai maestri Domenico e Lanfranco da Ligurno sono attribuite sculture e manufatti lapidei che illuminano scorci d'età romanica del territorio tra Santa Maria del Monte a Varese e il Chiostro di Voltorre presso Gavirate. Del primo edificio sacro si ricordano la Madonna con bambino già parte del portale romanico del santuario, le transenne e la scala. È stato ipotizzato che a Lanfranco spetti non soltanto l'esecuzione dei capitelli del chiostro del monastero fruttuariense di S. Michele di Voltorre, ma anche la sua progettazione. Nel Museo Baroffio e del Santuario sono conservati altri due pezzi scultorei attribuibili a Domenico e Lanfranco da Ligurno: una testina di fanciullo e un leone reggente un libro, simbolo dell'evangelista Marco.
Gli artisti che ebbero i natali nel territorio del Piambello spesso per lavoro vivevano o frequentavano Milano, Roma o altre città italiane e svizzere e alcune famiglie si distinsero in modo particolare: i Longhi di Viggiù diventarono architetti della Roma papale, dove i viggiutesi costituirono tra il XIV e il XVII sec. una nutrita corporazione. Gli artisti che emigrarono verso Roma vi rimasero spesso per generazioni: i figli continuarono le opere dei padri pur mantenendo sempre un legame coi paesi d’origine. A Martino Longhi il Vecchio si deve la torre del Campidoglio di Roma. Nella fabbrica del duomo di Milano operò, da fine XIV sec. una colonie di artisti, fra i quali si distinsero le famiglie Buzzi,  Giudici e Piazza. Gli Appiani, originari di Porto Ceresio, furono attivi dal XVII sec. a Roma, in Austria e Germania.
Ma è dall’Ottocento in poi che si stabilì una vera e propria scuola: si distinsero, solo per citarne alcuni, Giosuè Argenti,  professore di scultura a Brera, premiato all’esposizione internazionale di Parigi nel 1867 con “Sogno dell'Innocenza”, Giuseppe e Luigi Buzzi Leone – il primo attivo a Parigi, il secondo impiegato nella fabbrica del Duomo di Milano e Como e socio onorario dell'Accademia di Brera, Luigi e Pompeo Marchesi, quest’ultimo scultore neoclassico salito agli onori della corte imperiale di Vienna e ancor prima, attivo presso il duomo di Milano.
Rappresentò il paese di Viggiù Enrico Butti, proveniente da famiglia di artisti e autore del Minatore, che ottenne nel 1889 il Gran premio a Parigi; appartiene alla sua produzione anche l'altorilievo raffigurante L'Unità nel timpano del Vittoriano di Roma.
Antonio Bottinelli, anch'egli viggiutese, espose con continuità nelle principali mostre di Roma, Parigi, Vienna, Monaco e Berlino e fu autore di Santa Paola e Santa Aquila per il Duomo di Milano.
Giuseppe Grandi e Odoardo Tabacchi, entrambi valgannesi, furono attivi specialmente a Milano e Torino: il primo scolpì Santa Tecla e Santa Orsola per il duomo di Milano e realizzò il Monumento alle Cinque Giornate di Milano, ancor oggi ubicato in Porta Vittoria; il secondo scolpì per la veneranda fabbrica, Santa Dorotea e Santa Maria Egiziaca ed ottenne la cattedra di scultura all’Accademia Albertina di Torino, città per cui realizzò il Garibaldi.
Giacomo Buzzi Reschini, originario di Viggiù si trasferì giovanissimo a Torino dove frequentò l’Accademia Albertina e realizzò le statue dei profeti e la porta monumentale della chiesa dell'Annunziata. Una sua opera del 1909, Stella Alpina, un ritratto di fanciulla con la testa agghindata di stelle alpine venne acquistata dal re Vittorio Emanuele III.
Eugenio Pellini, nato a Marchirolo nel 1864, insegnò alla Scuola Superiore degli Artefici del Castello Sforzesco di Milano e partecipò all’Esposizione Universale di Parigi del 1900 e alla Biennale di Venezia del 1905, oltre che a numerose rassegne collettive nazionali.
Alcuni fra gli artisti che attualmente rappresentano la scultura del  Piambello sono Ezio Negretti, tra le cui opere spicca il 'Cavallo morente' realizzato in collaborazione con Messina per il Palazzo della RAI a Roma nel 1966 e Nino Cassani, ex titolare di cattedra di scultura all’Accademia di Belle Arti di Venezia, di Torino e di Brera e oggi direttore scientifico del Museo Butti di Viggiù.
Molte delle opere degli artisti locali della pietra sono oggi conservate in musei e gipsoteche.
Il Piambello ha visto tra i più celebri rappresentanti della pittura Antonio Piatti, nato a Viggiù dallo scultore Domenico nel 1875 ed espositore alla Biennale di Venezia e a Roma; a Cuneo eseguì un ritratto di Giovanni Giolitti, oggi conservato al Municipio di Cuneo. Attualmente molte sue opere sono battute dalle case d’asta d’arte più note al mondo.

 

Proposte di lettura:

  • I manufatti medioevali di Domenico e Lanfranco da Ligurno tra Santa Maria del Monte e Voltorre, Museo Baroffio e del Santuario del Sacro Monte sopra Varese, Varese 2006
  • Pittaretti, G., Ligornetto e i Longhi di Viggiù: storia di una famiglia di architetti, Stucchi, Mendrisio 1997
  • Altri spunti....

Madonna_con_bambino

Madonna con bambino, Domenico e Lanfranco da Ligurno, Museo Baroffio e del Santuario, Varese.

 

Donna_con_tortorella_Carlo_Maria_Giudici

Carlo Maria Giudici, Donna con tortorella, terracotta, 1750-1799. Museo del Duomo di Milano. Da: Lombardiabeniculturali.it.


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Giosuè Argenti, Modestia, 1866, marmo. Kelvingrove Art Gallery, Glasgow, Scozia. Da: collections.glasgowmuseums.com

 

Monumento_a_Goethe_Pompeo_Marchesi

Pompeo Marchesi, Monumento a Goethe, marmo, 1837/40, Biblioteca di Francoforte. Da: edocs.ub.uni-frankfurt.de

 

Biblioteca_di_Waldsassen

Biblioteca di Waldsassen. Stucchi ornamentali eseguiti da Jacopo Appiani. Da Institut für Bibliotheks und Informationswissenschaft, dell'Università Humboldt di Berlino. 


FORME DI ARTE POPOLARE

La pittura parietale, che generalmente si trova eseguita all’interno degli edifici sacri, nel Piambello emerge e viene “diffusa” attraverso supporti inconsueti: pareti di abitazioni, cappelle, mulini, si arricchiscono di forme, colori e iscrizioni, quasi a voler cogliere un concetto di arte popolare e spontanea, inteso qui nella sua vera accezione.
Nei centri storici e nelle frazioni periferiche, numerosissimi sono gli affreschi votivi, i bassorilievi e i medaglioni sparsi sulle pareti esterne delle vie e delle corti.
Le cappelle devozionali e votive, le vie crucis “en plein air” sono presenti in ogni frazione, sia nelle zone abitate sia in campagna, che lungo i sentieri verso le alture: le più antiche conservano affreschi anche di remota datazione.
Alcuni luoghi poi, rappresentano vere e proprie gallerie dell’affresco a cielo aperto: Boarezzo e Marchirolo, definiti paesi dipinti, sono oggi noti per l’armoniosa integrazione tra ambiente naturale e i dipinti murali che, per soggetti figurativi rappresentati si ricollegano alle origini del posto, agli usi, ai costumi, alle attività lavorative degli abitanti e alle credenze popolari, in un’unica tavolozza di brillanti colori, godibili in ogni stagione

Sacra_famiglia_Bisuschio

Cappelletta dedicata alla sacra famiglia, su parete di antica cascina, Bisuschio.

 

Madonna_con_bambino_Cugliate_Fabiasco

Affresco di Madonna con bambino, su parete di abitazione privata a Cugliate Fabiasco. 

 

Cartigli_e_medaglioni_Besano

Cartigli e medaglioni dipinti su parete di abitazione privata a Besano.


L’ARCHITETTURA SACRA

L’architettura legata ai luoghi sacri vede rappresentate nel Piambello tutte le età dell’arte: si hanno infatti esempi di costruzione del periodo romanico, quali, ad esempio San Materno a Clivio, San Siro a Viggiù e San Pietro in Silvis a Induno Olona.
Allo stile rinascimentale sono riconducibili Sant’Abbondio di Cunardo, con il caratteristico campanile distaccato dal corpo principale e Sant’Ambrogio di Cuasso al Monte; lo stile  barocco è ampiamente rappresentato e alcuni significativi esempi si trovano in San Giulio Prete a Cugliate, Santa Maria Nascente a Brusimpiano, San Sebastiano Martire a Marzio e Sant’Ambrogio a Porto Ceresio, dotata di campanile liberty eretto tra il 1907/11 dall’architetto milanese Filippo Arosio.
Lo stile neoclassico è riconoscibile in Santa Maria di Cremenaga, mentre sono state erette in epoca contemporanea, tra le altre, le chiese del SS. Crocifisso di Lavena e San Giuseppe di Viggiù, che custodisce due tele a firma di Antonio Piatti, raffiguranti san Giuseppe e sant’Antonio Abate.
Molto spesso gli artisti del luogo prestarono la propria arte alla costruzione degli edifici sacri dei loro paesi d’origine. Bartolomeo di Ponte Tresa, pittore di scuola luinesca, affrescò, nel 1531, la chiesa di sant’Antonio Abate a Cadegliano. Questa antica parrocchiale fu costruita in tre fasi successive e in essa sono sintetizzate la corrente artistica preromanica, romanica e tardorinascimentale con influenze gotiche.
Da evidenziare, la chiesa su primitivo edificio romanico di Santo Stefano protomartire di Viggiù, coi capitelli decorati in pietra di Saltrio e trasformata nel tardo Cinquecento a cura dell'architetto viggiutese Martino Longhi 'il vecchio', il quale ne realizzò la facciata con l'ampio portico ed il campanile dall'imponente mole, che raggiunge l'altezza di 45 metri. Al suo interno è decorata con opere eseguite dalle più importanti famiglie di scultori viggiutesi mentre le vetrate sono opera di Aligi Sassu.

 

Proposte di lettura:

  • Bertoni, A., Brambilla, A., Cervini, R. (a cura di), L' antica parrocchiale di San Pietro in Silvis a Induno Olona, EsseZeta, Varese 2008
  • Altri spunti...

San_Materno_Clivio

Facciata e campanile della chiesa romanica di San Materno a Clivio.

 

Santo_Stefano_Viggiu

Campanile della parrocchiale di Santo Stefano di Viggiù. 

 

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Chiesa di San Martino a Marchirolo, rappresentazione del barocco nel Piambello.

ARCHITETTURA DEL TERRITORIO

L’organizzazione del territorio prealpino, nell’ambito del Piambello, aveva come perno paesi ubicati sovente su terrazzi, su addolcimenti di pendenza dei versanti o nel fondovalle: in genere erano piccoli centri, dominati da vecchie pievi, molte delle quali rimaneggiate dopo il Settecento in forme barocche. I paesi di fondovalle venivano posti sul primo ciglio del piede montano roccioso o comunque meno fertile, per consentire la disponibilità totale delle terre coltivabili; l’area di pendice montana posta alle spalle di molti paesi era invece boscosa e incolta.
Gli spazi coltivati intono ai nuclei abitativi di montagna si disponevano su terrazzi delimitati da muretti a secco. Intorno ai centri si trovavano borghi periferici, anch’essi dislocati nei punti migliori: aggregati di origine patriarcale ingranditisi per espansione del nucleo originario, in cui il nome del ceppo fondatore coincideva sovente con quello della località.
L’edificio tipico era unifamiliare, dotato di stalla e cucina al pianterreno e camere da letto al primo piano, aperte su un loggiato di discreta profondità che spesso consente lo svolgersi di due rampe di scala al suo esterno. I piani utilizzati in elevazione erano al massimo tre, compreso quello terreno. In alcuni casi (Marchirolo e Fabiasco), esistevano forme edificate più vaste e complesse, che fanno pensare a nuclei patriarcali insediati sotto lo stesso tetto. I loggiati venivano utilizzati anche come deposito per accatastare la legna o per far seccare i prodotti agricoli (mais, fagioli, noci etc). Vista la profonda influenza che l’ambiente naturale da sempre esercita sulle forme architettoniche, i materiali da costruzione erano quelli reperiti sul posto: la pietra, il legno e la calce, lavorata nelle vicine fornaci; sovente pietre arrotondate, di pezzatura più modesta, erano recuperate nei greti fluviali o dei torrenti.
Le costruzioni indicano una prevalenza di esecuzione contadina di muri e strutture, tuttavia si avverte la presenza di aziende artigiane che operavano in luogo anche nel tempo antico. Colonne e piedritti di forma urbana, realizzati da scalpellini esperti, archi e muri realizzati a regola d’arte, certi particolari costruttivi realizzati secondo precise norme dell’impresa artigiana connotano un buon numero di edifici: sempre frammisti ad un’edilizia uscita dalle mani stesse dei contadini o, quantomeno, realizzata secondo la sensibilità e la tecnica propria del mondo rustico.
Ancora oggi, molti centri storici conservano un impianto arcaico, con concentrazione di gruppi abitativi organizzati intorno a piccole corti rustiche, ciascuna col suo nome tradizionale e affacciate su vie piuttosto strette.

 

 

Proposta di lettura:

  • Fumagalli, A., Architettura contadina nel Varesotto, Silvana, Milano 1985.

Bedero_Valcuvia_ieri

Paesaggio terrazzato a Bedero Valcuvia, cartolina d'epoca.

 

La_frazione_di_Viconago

La frazione di Viconago, sorta sulle pendici del monte Mezzano. 

 

Cugliate_Fabiasco_ieri

Scorcio dal passato di Cugliate, cartolina d'epoca, da: Valganna.info.

 

Cugliate_Fabiasco_oggi

Via dell'attuale centro storico di Cugliate Fabiasco.