VILLA CHINI - VALGANNA

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Sulla strada che da Ganna porta a Boarezzo, si incontra Villa Chini, edificio che prende il nome dal proprietario, Giovanni Chini, famoso maestro di cementi decorativi, utilizzati, da fine Ottocento, per abbellire ogni genere di edificio. Questa elegante villa è datata 1905 e presenta alla sommità della torretta belvedere una slanciata struttura in ferro battuto. Qui si trova tutto il gusto personale e tutta la bravura di Chini nella sua arte: facciate, finestre, balconi sono impreziositi da decorazioni in cemento.

Nell'ampio parco sono presenti edifici di servizio anch'essi ornati: l’autorimessa è abbellito con una statua di Enrico Cassi replicata in pietra artificiale nello stabilimento Chini mentre la costruzione stile casino svizzero presenta pareti  riccamente dipinte.

Da notare la grande cariatide e il telamone che ornano i pilastri del cancello a valle e che potrebbero essere opere di Ernesto Bazzaro “replicate in pietra artificiale” dallo stesso Chini, maestro nel creare cementi decorativi e per questo molto richiesto dai professionisti milanesi per l’ornamentazione spettacolare dei loro palazzi. I pilastri dell'ingresso a monte presentano, sulla parte più alta, decorazioni di frutti e foglie.

 

GIOVANNI CHINI

Dalla fine dell'Ottocento, a Milano diventò uno dei punti riferimento dell'industria del cemento, del gesso e dello stucco, la ditta di Giovanni Chini, imprenditore ed artista legato alla Valganna. Trasformata nel 1906 in Società Italiana Chini, con sede in via Melchiorre Gioia 71, e succursali a Genova, Lugano e Reggio Calabria (qui dopo il terremoto di Messina), l'impresa si affermò in due ambiti: quello dei cementi armati di cui si andava diffondendo l'applicazione nell'edilizia residenziale ed industriale, ancora di salvezza al momento del tramonto degli stili decorativi, e quello della "confezione di pietre artificiali di cemento" destinate ad essere applicate sulle fronti degli edifici, in sostituzione dei più tradizionali stucchi. In quest'ultimo settore, soprattutto agli esordi, la fabbrica Chini, più delle altre distintesi in questa produzione, doveva possedere tutte le competenze e le attrezzature adatte a soddisfare le esigenze degli architetti più in vista del momento.

Figura ardimentosa quella del proprietario, Giovanni Chini, nato a Boarezzo in una famiglia di modeste condizioni che, per assicurargli un lavoro pensò bene di collocarlo presso alcuni parenti di Viggiù perché lo addestrassero nell'arte decorativa del marmo.

Qui però Chini rimase poco, preferendo scendere a Milano dove frequentò l'accademia di Brera e la scuola superiore di arti applicate, diplomandosi con Francesco Pelitti, scultore e proprietario di una ricercata fabbrica di laterizi ornamentali, anch'egli originario della Valganna, ed ottenendo al concorso finale di licenza il "Gran Premio Governativo". Non ancora ventenne, aprì "un primo impianto di laboratorio per la produzione artistica delle decorazioni in cemento" che "ebbe il più lusinghiero successo" come testimonia un documento profilo pubblicato nel 1906 sulla Prealpina Illustrata. L'anonimo estensore di questo scritto, corredato da belle illustrazioni dei cementi del palazzo della borsa in piazza Cordusio e dell'Acquario innalzato per l'Esposizione del Sempione, non mancava di sottolineare come Giovanni Chini, "proseguendo negli studi giunse a imitare le più svariate pietre naturali, togliendo così alle decorazioni l'uniformità, a volte pesante, delle tinte, per conferire loro invece una grazia ed una vivacità singolari".

Il Liberty, che s'avviava nella sua pienezza proprio negli anni dell'affermazione personale di Chini, gli fornì l'occasione più ampia e propizia per sperimentare gli esiti delle sue ricerche tecniche ed artistiche, così che presto cominciarono a giungergli importanti proposte di collaborazione. È lungo, molto lungo, l'elenco degli edifici dove è documentato l'apporto di Chini, a partire dalla Villa Hoepli in via Monti a Milano, dell'architetto Formenti, "vero gioiello di stile Rinascimento italiano", dunque ancora di ambito eclettico, fino agli edifici più significativi del Liberty milanese. Valga, come esempio, la casa Galimberti (1903-05) in via Malpigli, progettata da Giovan Battista Bossi, "pezzo per banda più che per orchestra" – come scrisse Bossaglia, fin troppo severa -, della quale Chini fu co-artefice insieme ai maestri della Ceramica Lombarda di Brambilla e Pinzauti ed ai fabbri della Arcari e Belloni. Certo le piastrelle smaltate con le prospere figure femminili e gli intrichi avviluppati di foglie sono le parti più clamorose ed accese dell'ornamentazione, ma anche i cementi modellati dal Chini intorno alle porte e alle finestre e sui balconi, annodandosi coi ferri o rinserrandoli, raggiungono esiti di consapevole orientamento modernista e di coerente eleganza al pari di quelli della casa Laugier (1905-06) tra corso Magenta e piazzale Baracca, ancor più spettacolare proprio nell'impiego dei cementi.

La consacrazione del maestro della pietra artificiale giunse però con la decorazione dell'acquario in via Gadio, ai margini del parco, uno dei padiglioni progettati da Sebastiano Locati per l'esposizione del Sempione del 1906. proprio per la fastosa ornamentazione della monumentale facciata Giovanni Chini meritò, sempre a detta della Prealpina Illustrata le insegne di "Cavaliere della Corona d'Italia". Ormai consigliere delegato e direttore generale della ditta da lui creata, Chini, che per la villeggiatura aveva scelto il paese natale costruendovi una grande villa, da allora poté non solo ricevere direttive, ma anche affiancarsi, almeno per l'apparato decorativo, ad architetti come Giulio Ulisse Arata, Achille Manfredini, Alfredo Menni ed Ulisse Stacchini nelle loro realizzazioni più fantasiose ed audaci. Questo a Milano ma la società Italiana Chini non mancò di collaborare a fabbriche di prestigio anche in altre città come Genova, La Spezia, Lugano, Novara e rompa, continuando nella sua attività di decorazione, sempre tempestivamente aggiornata col variare dei gusti, anche oltre il Liberty, come prova palazzo Meroni in corso Italia a Milano, fastoso e solenne nei suoi tagli ormai palesemente connotati dalla stilizzazione decò.

(la biografia di Giovanni Chini è tratta da: Pacciarotti G., Segni del Liberty nel territorio varesino in Storia dell'arte a Varese e nel suo territorio, II vol., pp. 416-445, Insubria University Press, Varese 2011).


UBICAZIONE

Via Giovanni Chini - località Boarezzo, Comune di Valganna (VA).

 

PER APPROFONDIRE

  • Un tour virtuale di villa Chini, realizzato da Valganna.info
  • Giovanni Chini, maestro del cemento decorativo (articolo tratto dalla rivista Lombardia Nord Ovest, n.1/2010, edita dalla Camera di Commercio Varese).

Villa_Chini

La villa raffigurata in una cartolina degli anni '30. 

 

Prospetto_sud

Villa Chini e il suo giardino, oggi. 

 

Statua

Statua in cemento.  

 

Replica_statua_Enrico_Cassi

Replica della statua di Enrico Cassi "Et Ultra". Questa e le precedenti foto sono tratte da Valganna.info

 

Cariatide

Cariatide che orna il pilastro dell'ingresso a valle.