GIPSOTECA SPAZIO SCULTURA PELLINI BOZZOLO - MARCHIROLO

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CAVE E MINIERE

LE TRACCE DEL LAVORO

Natura tra verde e acque

LA TERRA RACCONTA LA SUA STORIA

L'INCANTO DELLE VILLE DI DELIZIA

ITINERARI NELLA FEDE

INSOLITI SEGNI D'ARTE

LA LINEA CADORNA

GUSTO LIBERTY IN VALLE

SAPORI DI LAGO E DI MONTI

PEDALANDO NEL PIAMBELLO

La "Gipsoteca - Spazio Cultura" è nata nel 1996 per celebrare la scultura lombarda degli ultimi 100 anni, il suo continuo mutare e, assieme, la sua coerenza di origine.

All'interno degli spazi espositivi, ospitati nello storico edificio che fu il grande albergo Marchirolo, sono raccolti i modelli in gesso delle opere più significative di tre importanti scultori legati, per diversi motivi, a Marchirolo.

Eugenio e il figlio Eros Pellini, scultori milanesi e varesini al contempo, sono vissuti a cavallo fra Ottocento e Novecento e la loro opera è fortemente influenzata dall'impressionismo in scultura, nel modellato docile alla luce come nei soggetti di carattere familiare e individualistico.

L'opera dello scultore contemporaneo Adriano Bozzolo, nativo di Marchirolo e figlio d'arte, si contraddistingue invece per la monumentalità delle forme, alleggerita da un movimento costante che sfida le leggi della gravità nella ricerca di una continua tensione plastica.

Dal momento della sua inaugurazione, la Gipsoteca - Spazio Cultura ha contribuito ad arricchire gli intensi percorsi artistici di questa terra di confine ed oggi si propone come polo di dialogo tra il Museo Enrico Butti di Viggiù e il museo Vela di Ligornetto (CH).

 

gli artisti

Eugenio Pellini, nato a Marchirolo nel 1864 e trasferitosi a Milano nel '78 per l'apprendistato nella bottega del marmista Biganzoli, era scultore verista. Dal 1888 frequentò l'Accademia di Brera nel corso dello scultore Ambrogio Borghi. Dopo aver vinto nel 1891 il Premio Triennale Oggioni, che prevedeva la specializzazione all'Accademia di Roma, Eugenio Pellini iniziò un lungo viaggio d'arte attraverso l'Italia, in un percorso che lo portò a Firenze, Roma, Sicilia e Parigi, città in cui incontrò la scultura di Medardo Rosso e di Rodin, autori che risultarono fondamentali per l'evolversi del suo stile. Da quando negli anni Ottanta a Milano era entrato nel vivo della scapigliatura, la sua vena artistica si era rivelata appieno, con la poetica intimistica degli affetti famigliari, dell'avvenimento quotidiano, della miseria e della fatica del lavoro. La sua consacrazione artistica avvenne con l'opera "Madre" che nel 1897 gli consentì di vincere il famoso premio Tantardini; la medesima opera venne premiata nel 1900 all'esposizione universale di Parigi. Durante i moti di Milano (1898) Pellini si rifugiò a Varese dove poté continuare a lavorare. Dopo il rientro a Milano ottenne l'incarico per l'insegnamento alla Scuola Superiore degli Artefici del Castello Sforzesco, attività che mantenne fino al 1929. Nel 1913 fu eletto vicepresidente e segretario per la mostra del quarantennale della Famiglia Artistica; a partire dal 1905 partecipò a tutte le Biennali di Venezia; fu presente alla Secessione Romana, alla Triennale di Brera e a numerose mostre all'estero. Morì nella casa milanese di via Curtatone nel 1934 e venne sepolto nel cimitero di Marchirolo.

 

Eros Pellini, nato a Milano nel 1909 e allievo di Adolfo Wildt a Brera, fu avviato all'arte dal padre Eugenio. Nel 1931 conseguì il Premio Canonica per una statua dedicata a Santa Teresa di Lisieux. Nel '36 vinse il Premio Tandardini di Milano - lo stesso riconoscimento che aveva ottenuto in precedenza il padre - e dal '39 iniziò i lavori per il Tempio di Santa Rita da Cascia. Il suo atelier si trovava nella città natale, Milano, entro le stesse mura che avevano ospitato anni prima il lavoro di suo padre Eugenio. Dal 1935, nella metropoli lombarda, l'artista fu chiamato ad esporre a tutte le più importanti manifestazioni, tra cui le Triennali, le Mostre Sindacali, le mostre d'Arte Sacra all'Angelicum. A livello nazionale, l'artista fu presente nel dopoguerra a numerose edizioni della Biennale di Venezia, alle Quadriennali di Roma e, per sei edizioni, alle mostre internazionali del Bronzetto a Padova. Fu docente di scultura a Brera negli anni Settanta e commissario alla Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente, all'Angelicum e alla Triennale di Milano. Per tutta la vita mantenne un forte  rapporto con il Varesotto e Marchirolo, da cui discendeva la sua famiglia.

 

Adriano Bozzolo nacque a Varese nel 1927 da Sante Bozzolo, decoratore di ville e palazzi, nonché pittore e scultore. Adriano si diplomò al Liceo artistico di Brera e, da subito, seguì la sua personale vena artistica. Già nel 1954, una sua opera - un gruppo scultoreo alto due metri - venne collocata in un luogo pubblico. La vasta produzione di statue a carattere sacro ebbe avvio con la posa di un suo "San Gerolamo" in marmo di Candoglia su una guglia del Duomo di Milano. Moltissime furono le esposizioni personali e collettive, allestite presso musei e gallerie, a cui partecipò, in Italia e all'estero. Il monumento "Per la Fraternità dei Popoli", posto alla dogana italo-svizzera di Ponte Tresa è una sua opera. Nella sua vita ha vissuto e lavorato tra Ponte Tresa svizzera e Marchirolo; è scomparso nel 2011.

 

UBICAZIONE

Via Dante, 17 (presso biblioteca comunale) - Marchirolo (VA).

 

apertura

La Gipsoteca è visitabile su appuntamento contattando:

  • la Biblioteca Comunale, il venerdì dalle 15 alle 17, oppure
  • il Comune di Marchirolo al numero 0332-997130, oppure
  • il Servizio InformaGiovani all'indirizzo di posta elettronica Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.


PER APPROFONDIRE 

  • Buzio Negri F. (a cura di), Eugenio Pellini, Eros Pellini, Adriano Bozzolo, Nicolini, Gavirate 1996.  
  • Metamusa (a cura di), Sentimento del monumento: l'opera civile di Eros Pellini, Comune e Assessorato alla Cultura di Marchirolo, 2003.
  • Latronico G., Nello studio di Eugenio Pellini, uno scultore della maternità e dell'infanzia, Edizioni di cultura, Milano 1920. 
  • Macchi G., Opere di Eugenio Pellini: l'arte in Gallarate, Ferrario, Gallarate 1934.

Allestimento2

Ingresso della gipsoteca: in primo piano i gessi delle opere "Madre" (1897) e "Giuda" (1906) di Eugenio Pellini.

 

Allestimento

Gesso raffigurante una delle "Quattro stagioni", opera di Eros Pellini del 1952. Le quattro stagioni, in pietra di Vicenza, sono state realizzate dall'artista a ornamento della fontana di piazza Giulio Cesare, a Milano.

 

Allestimento_1

Una sala della gispoteca; in primo piano è visibile "Esplosione musicale", opera di Adriano Bozzolo del 1974.

 

Angelo_del_dolore

"Angelo del dolore", gesso di un particolare dell'opera di Eugenio Pellini, 1894. Una copia in marmo di Carrara è stata realizzata dall'artista per la tomba Baj Macario, Cimitero Monumentale di MIlano.

 

Innamorati_ad_Alassio

"Innamorati ad Alassio", di Eros Pellini, 1978. Una copia in bronzo è stata realizzata dall'artista per la città di Alassio (SV).

 

Ninfa_sapiente

"Ninfa sapiente", di Adriano Bozzolo, 1988.