MUSEO CIVICO ENRICO BUTTI - VIGGIÙ

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CAVE E MINIERE

LE TRACCE DEL LAVORO

Natura tra verde e acque

LA TERRA RACCONTA LA SUA STORIA

L'INCANTO DELLE VILLE DI DELIZIA

ITINERARI NELLA FEDE

INSOLITI SEGNI D'ARTE

LA LINEA CADORNA

GUSTO LIBERTY IN VALLE

SAPORI DI LAGO E DI MONTI

PEDALANDO NEL PIAMBELLO

Nel museo Butti, articolato in sette sale espositive, sono conservati 87 modelli originali in gesso del celebre scultore nativo di Viggiù.

Sei anni prima della sua morte, nel 1926, Enrico Butti decise di donare la propria collezione di gessi al comune di Viggiù, come ci informa una lettera autografa dell'artista datata 26 gennaio: l'edificio in cui oggi trova sede la gipsoteca venne edificato appositamente a tale scopo. La disposizione dei gessi fu studiata dallo stesso Butti, forse nel 1927.

Una prima catalogazione delle opere, per quanto sommaria, risale al 1938; nel 1964 all'edificio fu aggiunta una sala, che ospitava Il minatore, i rilievi del monumento a Verdi ed altri lavori.

Nel 1975, una ristrutturazione complessiva dell'edificio determinò un ulteriore riallestimento della raccolta.

L'ultimo intervento, avvenuto negli anni 2002-2004, ha visto un adeguamento funzionale degli impianti e un'opera di risanamento delle strutture con particolare attenzione ai gessi, che sono stati puliti e restaurati.

Sono state inoltre allestite tre nuove sale, dedicate ai gessi utilizzati per la realizzazione del monumento a Giuseppe Verdi a Milano e, al piano superiore, sono stati esposti i dipinti del maestro ed alcuni suoi bozzetti in gesso.

All'interno del parco, a fianco della Gipsoteca, è situato il Museo degli Artisti Viggiutesi del Novecento, che si compone di diverse collezioni di opere appartenenti a famosi scultori viggiutesi quali Giacomo Buzzi Reschini, Nando Conti, Luigi Bottinelli, Vincenzo Cattò, Gottardo Freschetti ed Ettore Cedraschi.

Sempre all'interno della proprietà si trova la casa-studio di Butti, oggi sede della biblioteca civica.

 

ENRICO BUTTI, L'artista

Enrico Butti nacque a Viggiù nel 1847 da Bernardo e Anna Giudici, in una famiglia di marmorini per tradizione: il padre era infatti intagliatore come lo zio, Stefano Butti ed il cugino, Guido Butti, entrambi scultori.

Butti si recò a Milano nel 1861 per frequentare l'Accademia di Belle Arti di Brera dove seguì i corsi di Pietro Magni. Nello stesso tempo, per mantenersi, egli traduceva in marmo opere di altri scultori, come Francesco Barzaghi, Ugo Zannoni, e lo stesso Magni, attività questa che gli permise di acquisire un'elevata abilità nel lavorare la materia. Negli anni della Scapigliatura, espose alla Mostra Nazionale del 1872 una delle sue prime opere, il marmo del Raffaello Sanzio e a Brera, due anni dopo, Eleonora d'Este che si reca a trovare il Tasso in carcere, oggi a San Pietroburgo. Di poco posteriori sono le opere Caino, Le smorfie, Stizze, San Gerolamo (1875), Il mio garzone e Santa Rosa da Lima per il Duomo di Milano (1876). Nei successivi monumenti l'esempio di Achille D'Orsi e soprattutto di Vincenzo Vela spinge il Butti ad uno stile più sobrio ed essenziale. Esemplari L'angelo dell'evocazione per la tomba Cavi-Bussi al Cimitero Monumentale di Milano, il Guerriero lombardo Alberto da Giussano per il monumento di Legnano e Il minatore, che gli fece guadagnare il Grand Prix e la medaglia d'argento all'Esposizione universale di Parigi del 1889.

Molti altri furono i monumenti celebrativi scolpiti da Enrico Butti, come quello per il Generale Sirtori, nei Giardini pubblici di Milano, e i monumenti funerari sempre per il cimitero milanese, tra i quali spicca La morente del 1891 per l'edicola Casati. Dal 1893 al 1913 Butti fu docente di scultura a Brera. Ricevette nuove commissioni importanti come I minatori del Sempione e il gruppo de La tregua, entrambi del 1906 e il frontalino con L'Unità d'Italia per il Vittoriano (1909). Nel 1913 si stabilì nel paese natio a causa di sempre più gravi problemi polmonari, ma non abbandonò il lavoro. Dopo l'edicola Erba, con la scultura Mater consolatrix, ed il coevo monumento Besenzanica (1912) per il Cimitero monumentale di Milano, realizzò ancora diverse opere funerarie, il monumento a Giuseppe Verdi, in piazza Buonarroti a Milano (1913) e quelli per i caduti di Viggiù (1919), di Gallarate (1924) in Piazza Risorgimento (spostato e restaurato nel 2008) e di Varese (1925), in piazza della Repubblica.

Dal 1928 Butti si dedicò anche alla pittura. L'artista morì il 31 gennaio 1932 nella sua casa di Viggiù, il cui parco ospita oggi il museo a lui intitolato.

 

UBICAZIONE

Viale Varese, 4 - Viggiù (VA).

Tel: 0332-486510

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apertura

  • Da martedì a venerdì: 14.00 - 18.30.
  • Sabato: 10.00 - 12.00, 14.00 - 18.30.

 

PER APPROFONDIRE

  • Casero C., Viggiù terra di scultori. Enrico Butti e altre personalità di rilievo nella seconda metà dell'Ottocento in Storia dell'arte a Varese e nel suo territorio, II vol., pp. 374-393, Insubria University Press, Varese 2011.

 Museo_Butti_e_Museo_degli_artisti_viggiutesi

Il Museo Butti, sulla sinistra e il Museo degli artisti viggiutesi, a destra.


Busto_di_Giuseppe_Verdi

"Giuseppe Verdi", busto al naturale per il monumento (Museo Butti, sala I).


Il_Tempo

"Il Tempo", marmo, 1884, tomba Borghi, Cimitero monumentale di Milano (Museo Butti, sala IV).

 

unita_di_italia

"Unità d'Italia", marmo botticino, 1909, frontoncino dell'altare della Patria, Roma (Museo Butti, sala IV).

 

Santa_Rosa_da_Lima

Santa Rosa da Lima, marmo di Candoglia, 1887-88, Duomo di Milano (Museo Butti, sala V).

 

Il_naufrago_Buzzi_Reschini

Il naufrago, opera di Giacomo Buzzi Reschini (Museo degli artisti viggiutesi del Novecento, sala I).