CHIESA DI SANT'ANTONIO ABATE - CADEGLIANO VICONAGO

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La chiesa di Sant'Antonio Abate, anticamente dedicata a Santa Maria, fu parrocchiale di Cadegliano sino alla prima metà del Seicento. Le particolarità dell'edificio, dichiarato monumento nazionale, sono la sua originale struttura architettonica, che mette in risalto le modifiche apportate nei secoli in relazione ai diversi orientamenti subiti dalla chiesa, e la sorprendente varietà di stili negli affreschi che documentano le diverse influenze pittoriche succedutesi nei secoli della sua storia.

 

A partire dal 1972 la chiesa di S. Antonio Abate è stata oggetto di interventi conservativi, nonché lavori di ripulitura e di restauro cui hanno contributo sia le istituzioni locali che associazioni di privati. Notevole è il numero di affreschi rinvenuti, appartenenti a varie epoche e d'enorme importanza storico-artistica. Gran parte delle pareti interne, coperte da stratificazioni di calce, lasciano ancora intravedere affreschi in attesa di essere riportati alla luce.

La chiesa di Sant'Antonio Abate è chiusa su tre lati dalle abitazioni e dalla valle; internamente l'edificio si presenta come un'aula quadrangolare coronata da due absidi a pianta quadrata, coperte da volte a crociera rinascimentali. La campagna costruttiva più antica, di epoca romanica (1110-1125 circa) comportò la costruzione dell'ala più antica della chiesa, consistente in un'aula rettangolare a navata unica, terminante con un'abside quadrata. La fase gotica (XIII – XIV sec.) vide l'allungamento verso mezzogiorno della navata; a cavallo tra XV e XVI sec. si assistette alla terza fase costruttiva - rinascimentale con reminescenze tardo-gotiche – che comportò, oltre alla sovrapposizione di elementi rinascimentali come le volte a crociera, con elementi tardo gotici, quali l'arcata a sesto acuto della porta principale, anche la demolizione dell'intero lato orientale, a favore dell'edificazione di una nuova navata di destra. L'ultima fase costruttiva, tra XVI e XVII sec., portò l'aggiunta della sagrestia sul lato meridionale e la costruzione di sepolcri pubblici e privati con camere interrate.


La storia di un lungo restauro....

La riscoperta e la rivalutazione storica, archeologica e artistica della chiesa di Sant'Antonio Abate si protrae da ormai quasi 60 anni. Un primo articolo di richiamo fu pubblicato sulla Rivista Archeologica Comense, nel 1953, dal prof. Ferdinando Cesare Farra di Milano, molto legato a Viconago fin dall'infanzia: in particolare si manifestava l'urgenza di intervento su alcuni affreschi "presumibilmente luineschi" in stato di avanzato degrado. Solo nel 1970, durante un sopralluogo dello stesso in compagnia della dott.ssa Teresa Binagli (Sovrintendenza alle Gallerie della Lombardia) si decideva di inoltrare a Roma una domanda di contributo, che veniva concesso due anni dopo.

I lavori di restauro, limitati alla cappella destra e compiuti dalla prof.ssa Marcella Sorteni nel periodo '72-73, portarono alla luce affreschi della scuola del Luini, datati 1532. Particolare e chiara sembra, infatti, l'eco dell'impronta artistica del Luini in molte rappresentazione murali della chiesa: gli affreschi in questione decorano la volta (Dottori della Chiesa), la parete di fondo (Battesimo di Cristo) ed i pilastri tra le due cappelle.

L'apporto più notevole è tuttavia coinciso con la scoperta degli affreschi della parete destra, completamente scialbata. In alto è stata rinvenuta un'Adorazione dei Magi di chiara derivazione luinesca; nella parte centrale, una fascia di Santi. Sotto, sono apparsi lacerti di vocaboli e di figure allegoriche che indicano i mesi, allusivi alle occupazioni dell'uomo nel corso dell'anno.

Grande importanza riveste, nella parte a sguincio della finestra, un'iscrizione latina composta da una data e da un nome che testimoniano l'esecuzione del ciclo pittorico da o per Bartolomeo da Ponte Tresa, artista appartenente probabilmente alla cerchia del Luini.

La lettura archeologica ed artistica del monumento avvenne nel 1977/78, per interessamento di Carlo Brasca di Viconago e Mario Frecchiami. Rilevata nel 1978 la presenza di tre fasi costruttive - preromanica, romanica e rinascimentale - anche con qualche assaggio esplorativo del Gruppo Archeologico Valgannese, un sopralluogo del sovrintendente ai beni ambientali ed architettonici della Lombardia, architetto Lionello Costanza Fattori, coronava le ricerche. Durante una giornata di studi sui monumenti comaschi, tenuta a Como nel giugno 1978, lo stesso sovrintendente segnalava la scoperta del piccolo oratorio altomedievale appartenente alla prima fase.

Nella primavera del 1981, mentre si andava predisponendo un piano generale di restauro, avveniva un sensibile dissesto della falda destra del tetto. Mentre la parrocchia provvedeva ad un puntellamento della parte deteriorata, l'inconveniente veniva segnalato alla sovrintendenza di Milano, alla quale s'inoltrava una richiesta urgente di contributo.

Durante gli scavi del 1983, aperti grazie all'ottenimento parziale del finanziamento richiesto, fu rilevata la presenza di una zona cimiteriale circostante e vennero recuperati frammenti sporadici di ceramiche, databili in parte in epoca tardo romana e in parte al periodo che va dall'alto medioevo fino all'epoca moderna.

Sul finire del 1991, nuovi interventi di restauro hanno restituito l'antico splendore ad un numero considerevole d'affreschi: sul lato meridionale si è giunti al ritrovamento delle immagini di Sante di fattura trecentesca e dall'autore ancora ignoto, che rappresentano i dipinti murali più antichi della chiesa. Oltre ad essi, sul lato occidentale sono stati recuperati due cicli decorativi raffiguranti immagini di santi dalla mano quattrocentesca. Lungo il lato orientale, di particolare interesse è stato il rinvenimento dell'altare dedicato alla Beata Vergine Maria, con paliotto decorato a finta scagliola del XVII sec. Un cenno speciale merita la rappresentazione della Vergine affrescata nella nicchia rinascimentale, sovrastante l'altare, databile nel secondo quarto del XVI sec. Sulla parete di fondo è stata portata alla luce una pregevole Crocifissione di interessante valore liturgico-iconografico, attribuita da alcuni studiosi a Guglielmo da Montegrino.

Gli ultimi restauri, condotti tra il 2006 e il 2009, hanno rivelato affreschi di grandissima importanza storico – artistica, tra i quali, la straordinaria e inconsueta Trinità eucaristica (parete nord-ovest), la Madonna in trono, San Clemente e la Madonna di Loreto.

 

ubicazione

Piazza Angelina - frazione di Viconago, Comune di Cadegliano Viconago (VA).

 

PER APPROFONDIRE

Veduta_degli_esterni

Gli esterni della chiesa di Sant'Antonio oggi.

S._Antonio_Abate_anni_20

Veduta della chiesa nei primi anni Venti del secolo scorso. Foto di E. Sommariva, tratta dal sito Lombardiabeniculturali.it

Mistero_della_Trinita

Mistero della Trinità, parete nord-est. L'affresco raffigura il dogma della trinità in una forma cristica, ossia attraverso una triplice immagine del Cristo benedicente, con calice e libro.

Crocifissione

Crocifissione, affrescata sulla parete di fondo della cappella sinistra. Entro la nicchia, un Sant'Antonio Abate di epoca settecentesca.

Beata_Vergine_del_Manto

Beata Vergine del Manto, lato est.

Abside_destra

Abside destra.

Abside_sinistra_Santi

Abside sinistra, Santi.

Dottori_della_Chiesa

Gli evangelisti San Matteo, San Giovanni e San Luca, parete sud-ovest.

 San_Bartolomeo

San Bartolomeo, parete sud-ovest.

Si ringraziano, per le ultime due immagini, la Parrocchia di San Giovanni Battista e l'Associazione Recupero e Tutela della Chiesa di S. Antonio.