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Per l'eccezionale ricchezza delle sue formazioni geologico-minerarie e l'abbondanza dei fossili qui rinvenuti, l'area del Piambello rappresenta senza dubbio un paradiso sia per il geologo che per lo studioso di paleontologia. Attraverso la roccia, i minerali ed i fossili di questi luoghi è possibile ricostruire l'evoluzione del territorio, del clima e delle forme di vita che lo hanno, nel corso dei secoli, abitato. Grazie alle peculiarità geolitologiche e produttive, la regione del Piambello fu terreno di ricerca, sin da metà Settecento per importanti uomini di scienza, quali l'abate Stoppani, Ermenegildo Pini, Giovanni Omboni, Carlo Amoretti.

 

I fossili presenti sul Monte San Giorgio, ad esempio, sono diventati il principale riferimento, su scala mondiale, per gli studi paleontologici relativi alle faune marine e ai vertebrati del Triassico medio. I reperti rinvenuti (rettili, pesci ed invertebrati marini) sono migliaia e risalgono a 245 – 230 milioni di anni fa: molti appartengono a specie rare o addirittura esclusive del Monte San Giorgio, quand'esso si trovava al margine occidentale del vasto oceano della Tetide, che si estendeva allora fino alla Cina. Decisivo fu il ritrovamento in zona, tra 1993 e 1996, dei resti del più grande dinosauro carnivoro e ittiosauro italiano (Saltriosauro e Besanosauro).

 

Mappa_percorso_turchese Museo dei fossili, Besano Museo di storia naturale, Clivio Sasso Boll, Marzio L'enigma del vulcano di Grantola Antro delle gallerie, Induno O.

Estratto della Carta dei sentieri 1:25.000 "Valceresio, Valganna, Valmarchirolo", Comunità Montana del Piambello, Arcisate 2012. I pallini riportano l'ubicazione dei luoghi di interesse geologico e paleontologico.