FORNACE IBIS CUNARDO

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CAVE E MINIERE

LE TRACCE DEL LAVORO

Natura tra verde e acque

LA TERRA RACCONTA LA SUA STORIA

L'INCANTO DELLE VILLE DI DELIZIA

ITINERARI NELLA FEDE

INSOLITI SEGNI D'ARTE

LA LINEA CADORNA

GUSTO LIBERTY IN VALLE

SAPORI DI LAGO E DI MONTI

PEDALANDO NEL PIAMBELLO

La Valganna vanta antiche tradizioni nella lavorazione della ceramica, grazie alla copiosa presenza di argilla nel suo territorio. Pare che l'inizio della sua produzione risalga al tempo dell'Imperatore Tiberio, che nel 34 d.C. avrebbe mandato nella zona degli artigiani esperti. Attorno al 1200 iniziarono a diffondersi le fornaci, come quella di Ghirla, su iniziativa della famiglia mantovana dei De Laurentis; nacque, così, una tradizione produttiva che si diffonderà nell'alto territorio varesino. Nel 1796 Camillo Adreani rivitalizzò la ceramica di Cunardo, con l'introduzione di colorazioni verdi e blu la cui lucentezza era insuperabile e che ornò una produzione quasi esclusiva costituita da vasi per unguenti e profumi e vasi per speziali, venduti anche Oltralpe. Adreani impiantò il suo laboratorio di ceramica sfruttando le conoscenze dell'arte apprese a Faenza. La materia prima era a portata di mano: l'argilla dei luoghi, la legna dei boschi, l'acqua pura, sono gli ingredienti che hanno consentito di creare una felice storia ceramica nella provincia di Varese. Così come ricorda Carlo Amoretti nel suo "Viaggio da Milano ai tre laghi" del 1814, "di là non lungi v'è una buon'argilla, che serve alle fabbriche di maiolica di Ghirla, e di Cunardo".

 

Nel 1896 le fabbriche di ceramica a Cunardo risultavano essere 4; oltre ad esse, vi erano svariate fornaci per laterizi e calcina. Delle molte fabbriche storiche di maioliche del Piambello, oggi ne sopravvive solo una, sorta sui resti di una fornace da calce ottocentesca, attiva fino agli anni '30. Nel 1951, la famiglia di Paolo e Giorgio Robustelli fonda la ceramica Ibis: dagli anni '60, con l'istituzione dell'Associazione Culturale Cun-Art, la ex fornace da calce diventa luogo di incontro per artisti di livello mondiale, desiderosi di cimentarsi con l'arte ceramica: Fontana, Guttuso, Schuemacher, Arp, Tavernari, Hsiao Ching, Fayer e molti altri, compreso lo scrittore Piero Chiara. La presenza del laboratorio, ancora oggi, consente di portare avanti una produzione di ceramica tradizionale, alla quale si affianca l'innovativa creazione di pezzi unici a metà tra design e vere e proprie opere d'arte.

Alcuni pezzi decorati col "blu Cunardo", ormai autentiche rarità, sono conservati al Museo internazionale delle ceramiche di Faenza e al Museo Poldi Pezzoli di Milano.

La struttura è sede di manifestazioni artistiche.

 

"La Ditta Davide Adreani di Cunardo mandamento di Luino, che tiene una fabbrica di stoviglie comuni nella quale sono occupati più di 40 operai, ha fatto mostra de' suoi prodotti; e quand'anche le poche stoviglie esposte sieno nell'arte ceramica fra le comuni, pure si scorge in esse certa qual diligenza e perfezione di lavoro, solidità nelle paste e vernici, che le rendono alquanto pregevoli".

Pallestrini, P., Relazione sulla esposizione agricola-industriale-artistica del lago Maggiore e suoi versanti In Pallanza 1870, Bertolotti, Intra 1870

 

UBICAZIONE

Via Fornaci 3, Cunardo (VA)

 

PER APPROFONDIRE

Fornace_Ibis

L'esterno della fornace Ibis. 

 

Ceramiche_blu

Ceramiche dipinte col "blu Cunardo", XIX sec. Da: Polita G., Cunardo attraverso la storia, Nastro & Nastro, 1994.