SENTIERO DEGLI ALPEGGI - CUASSO AL MONTE

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L'alpeggio consiste nella stagionale conduzione degli animali in quota ed è una pratica "tradizionale", rimasta immutata nel corso dei secoli fino a pochi decenni fa. Il ricorso all'alpeggio era dettato dalla necessità di sopperire all'insufficienza di foraggio nel fondovalle sia per consentire di alimentare nell'estate gli animali della pianura, con lo sfruttamento delle zone d'alta quota, nel pur breve ciclo vegetativo consentito. Il foraggio di montagna, molto nutriente e ricco di aromi, consentiva tra l'altro la produzione di latticini dalle proprietà organolettiche inimitabili.

Il carico dell'alpe, o monticazione, avveniva di solito dopo la metà di giugno a seconda delle condizioni meteorologiche e alla conseguente consistenza dell'erba; la discesa dall'alpeggio, o demonticazione, avveniva in genere in settembre.

Gli edifici oggi conservati lungo il sentiero di Cuasso sono architetture essenziali di dimensioni contenute e si sviluppano su due piani. I muri sono costruiti con pietra locale e i tetti sono ricoperti da piode. La porta di ingresso e le poche e piccole finestre, sono realizzate in legno.

In genere, questi edifici rappresentavano tutto ciò che era necessario alla permanenza in quota del contadino-allevatore, assieme al bestiame: stalla con fienile e i depositi per lo strame. L'edificio dove alloggiava l'allevatore si sviluppava in genere su due piani: quello inferiore era scavato nel terreno e fungeva da deposito del latte/caciaia, quello superiore come casera/abitazione. Intorno alle architetture, si estendeva il prato che veniva sottoposto a diversi sfalci durante il periodo di permanenza mentre il bestiame si alimentava vagando nel bosco o sul pascolo.

Il fieno ottenuto dagli sfalci dei prati d'alpeggio, veniva ammassato dall'alpigiano nel fienile e serviva a sfamare i bovini nel tardo autunno, una volta fatti rientrare a valle attraverso i carri.

Tutt'intorno agli alpeggi, sono presenti begli esemplari di castagno: in tutta l'area del Piambello, con l'inizio dell'autunno e sino a primavera inoltrata, le castagne erano utilizzate in diversi modi e supplivano alla scarsità di cereali. Buona parte delle castagne venivano essiccate e, a tale scopo, venivano costruiti i metati (grà), piccoli edifici a due piani, con focolare collocato al piano inferiore, nel centro della stanza e piano superiore adibito a deposito per le castagne.

Il solaio, costituito da piccole assicelle distaccate tra loro, permetteva al fumo e al calore la lenta e progressiva essiccazione delle castagne. Ad essiccazione avvenuta, le castagne, messe in sacchi di canapa, si battevano su un ceppo di legno molto resistente. Le ultime operazioni erano la pulitura definitiva per mezzo del vaglio o la cernita. Le castagne secche più piccole venivano portate al mulino a macinare mentre le migliori erano cucinate in vari modi.

IL SENTIERO

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Il sentiero degli alpeggi (tratto color rosso vivo). Dettaglio Carta dei sentieri 1:25.000 "Valceresio, Valganna, Valmarchirolo", Comunità Montana del Piambello, Arcisate 2012. Rielaborazione Maria Faccioli.

 

Il giro degli alpeggi è un percorso con partenza e arrivo nel centro di Cuasso al Monte. L'itinerario non presenta particolari difficoltà; ha un dislivello, sia in salita che in discesa, di 345 metri ed è percorribile in circa 2 ore e mezza. Dal centro del paese si percorre la via Roma fino a raggiungere una cappella votiva dedicata a San Bartolomeo; superata a sinistra si attraversa la strada per imboccare la via per la croce, dove ha inizio la segnaletica bianco/rossa. Raggiunte le ultime case del paese, si trova un'altra cappella recentemente restaurata, alle cui spalle c'è un bivio: tenere la sinistra sino a quando non si incontra un altro bivio (Bivio Valli di Brusino – 20 min. ca.). Mantenere sempre la sinistra e proseguire dritto sino a raggiungere e superare lacune baite che si trovano a destra della strada. Si raggiunge così la cappella dell'Alpe della Croce (45 min. ca). In prossimità della cappella è possibile effettuare una deviazione di percorso che ci permette di raggiungere un punto panoramico, chiamato Sasso Paradiso, a 760 metri s.l.m. tornando sui propri passi e lasciandosi alle spalle la cappella dell'alpe della Croce, ci si dirige a sinistra per poi prendere il sentiero che si trova alla nostra sinistra e che ci conduce all'Alpe Prà (Boscaccio). Lasciata l'Alpe Prà si risale la ripida mulattiera fino alla Bocchetta di Stivione che, con i suoi 865 metri, è il punto più alto dell'escursione. Da qui si percorre un sentiero in discesa fino a raggiungere un bivio in località Prà Pittur, dove, sempre tenendo la sinistra, si prosegue fino a raggiungere le baite di Stivione. Sempre seguendo la segnaletica, si giunge in località Laeut, alpeggio costituito da alcune costruzioni alte più di un piano e da una piccola chiesa. Lasciata quest'ultima località, ci si incammina lungo il sentiero in discesa fino a raggiungere le abitazioni superiori di Cuasso al Monte dalle quali, seguendo la ripida strada asfaltata, si torna al centro del paese.

Metato

Metato o "grà", utilizzato per essiccare le castagne da conservare per l'inverno.

 

Baita

Baita in località Stivione, a quota 810 metri. Foto Osvaldo Mussini 2012.