STORIA

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PREISTORIA E STORIA ANTICA

In Valganna furono rinvenute, intorno al 1977, cinque zone di concentrazione di manufatti mesolitici poste lungo le antiche sponde dei laghi di Ganna e Ghirla: Ganna, quale valico infravallivo fra Valganna, Valmarchirolo, Valtravaglia e Valcuvia che permetteva il collegamento con i laghi alpini svizzeri, era una zona adatta per la caccia stagionale. Allo stesso tempo, la zona, caratterizzata da una gran varietà di paesaggi naturali, consentiva una notevole diversificazione delle fonti alimentari.
Ritrovamenti riferibili alla “cultura di Canegrate” sono avvenuti a Ligurno di Cantello, nel 1960, quando, in occasione di uno scasso di terreno, Mario Bertolone, primo direttore dei musei civici di Varese, all’interno di una tomba in lastre di beola trovò un’urna fittile contenente frammenti di collare e armille e frammenti di lama di spada. A partire dal IV sec. a.C. la regione prealpina dei laghi venne occupata dagli Insubri, popolazione celtica di origine gallica: loro centro principale fu Mediolanum (Milano), fondata probabilmente attorno al 400 a.C. A Brusimpiano (loc. Ardena) fu rinvenuta una tomba a cista rettangolare formata da beole e contenente un corredo funerario di cui si sono potuti individuare un vaso a trottola in ceramica con iscrizione in caratteri leponzi e ciotola risalenti al III-II sec a.C.
Dal II sec. a.C., il territorio prealpino, ormai fortemente permeato di tradizioni celto-insubriche, fu interessato da progressiva romanizzazione. Durante il governo di Augusto, la Regio Traspadana completò la sua romanizzazione con il pieno sviluppo dei centri urbani e della rete stradale. Mediolanum fu conquistata nel 222 a.C.; divenne municipium nel 49 e più tardi colonia: il suo territorio comprendeva tutto l’alto milanese sino al Monte Ceneri. Da questo momento, le vicende dell’attuale provincia di Varese si intrecciarono indissolubilmente con quelle di Milano. La presenza romana è testimoniata dal rinvenimento del “Tesoro di Arcisate”, gruppo di stoviglie in argento del I sec. a.C. oggi conservato al British Museum. Il periodo romano è rappresentato altresì dai reperti provenienti dalla necropoli di Ligurno: di particolare pregio è la rara coppa a calotta con decorazioni applicate.
Altro materiale fu recuperato a Induno Olona (monete), Clivio (frammenti di ceramiche e laterizi), Cunardo (porzione di strada), Marchirolo (materiale ceramico) e Viggiù (monete).
Contro la minaccia rappresentata dalle invasioni di popoli provenienti da nord, nel periodo romano fu sviluppato un sistema di torri di avvistamento poste in successione a contatto visivo fra loro per far pervenire informazioni al quartier generale di Mediolanum. È possibile supporre che, tra gli altri, il Castello di Cuasso, la Torre Pezza di Induno e la Torre di Pogliana siano stati edificati proprio con questo scopo.
Corredo_tomba_gallica_Ardena
Ceramiche provenienti dalla tomba gallica di Ardena con le iscrizioni sulla spalla e sotto il piede.

 

Coppa_necropoli_Ligurno

Coppa rinvenuta nella necropoli di Ligurno. Questa e la precedente immagine sono tratte da: De Marinis R., Massa S., Pizzo, M. (a cura di), Alle origini di Varese e del suo territorio: le collezioni del sistema archeologico provinciale, L'Erma di Bretschneider, Roma 2009.

 

Reperti_necropoli_Ligurno
Reperti rinvenuti nella necropoli di Ligurno. Disegno di Giuseppe Quaglia, 1881. Da: Buzzi, G., Buzzi, C., Cantello, Ligurno, Gaggiolo e Velmaio, Iuculano, Pavia 1995.

MEDIOEVO ED ETÀ MODERNA

Dopo la caduta dell’impero romano d’Occidente (476 d.C.), il nord della penisola dotato di efficiente e consolidata viabilità, venne percorso da popolazioni barbariche provenienti da Nord: i Longobardi si insediarono nella regione dalla metà del VI sec. d.C. e qui rimasero durante i due secoli successivi. Milano fu presa nel 569. I Longobardi costituirono l’inizio del Medioevo e per il Nord della penisola rappresentarono il primo distacco da Roma, anche se il loro regno fu di breve durata. Alcuni toponimi, come Cazzone (antico nome di Cantello) e Gaggiolo, potrebbero denotare una derivazione longobarda.
Nel 774, Carlo Magno sgominò l’esercito longobardo a Pavia. Ogni singola provincia dell’impero carolingio era da ora governata da un conte, funzionario pubblico dell'Imperatore: il Piambello divenne, ad eccezione di Marchirolo e Lavena (cedute nel 712 da Liutprando al monastero di san Pietro in Ciel d’Oro di Pavia) il Contado del Seprio. Ebbe così avvio la stagione del feudalesimo nel Varesotto.
Gli antichi centri abitati dell’alto Varesotto avevano nel Medioevo carattere agricolo: principalmente si coltivavano cereali e foraggi; altri prodotti alpini venivano scambiati con quelli di pianura: resina, pece, cera, miele e formaggi. La lavorazione dei metalli era esercitata per produrre in prevalenza attrezzi da lavoro mentre quella del legno era fiorente, per la produzione di vasellame.
Durante l’età comunale, la guerra decennale fra Como e Milano portò a scontri sanguinosi anche sul Ceresio: nel 1122 Lavena, presso cui i milanesi avevano allestito una flotta, venne incendiata dai comaschi che ne assaltarono il castello e distrussero le navi. Con la pace tra le due città del 1196 e la ridefinizione dei confini Lavena, Porto Ceresio e la Valmarchirolo vennero cedute ai milanesi.
Dal XII sec. le città più grandi incorporarono economicamente e politicamente i comuni più piccoli. Milano, grande centro di traffici già nell’Alto Medioevo, avviò una politica di espansione per sottomettere città e terre limitrofe: le terre del Seprio caddero nel 1277 in mano ai Visconti. Dopo la morte dell'ultimo dei Visconti nel 1447, la Signoria, nel 1450 venne acquisita dalla famiglia Sforza e diventò Ducato (fino al 1499). Il possesso del feudo dava diritto al feudatario di introitare delle regalie e dazi dalle comunità e spesso la concessione di un feudo funzionava come vera e propria merce di scambio. Senza pretendere di ricostruire i numerosissimi e intricati passaggi di proprietà delle terre del Piambello, ricordiamo che nel 1484, Arcisate, Besano, Bisuschio, Induno e Viggiù vennero infeudate da Gian Galeazzo Sforza al suo consigliere Guido Antonio Arcimboldi. Gli Arcimboldi, famiglia patrizia milanese, tenne il feudo, in cui ebbero compartecipazione i Visconti e poi i Visconti Borromeo, fino al 1727.
La Valmarchirolo, d’altro canto, venne a lungo contesa tra Milano e Como: nel 1438 Filippo Maria Visconti la concesse in feudo al conte Franchino Rusca III, conte di Lugano. Dal 1583 il feudo tornò in mani italiane dopo il passaggio ai casati milanesi dei Marliani, poi nel 1784 ai Crivelli.
Ganna, poi Valganna, era antico feudo dell’Abbazia di S. Gemolo di Ganna. Nel 1556, dopo la soppressione dell’Abbazia operata dalla Santa Sede, tutti i suoi beni e diritti vennero concessi all’Ospedale Maggiore di Milano e nel 1751, il paese risultava essere ancora alle dipendenze di quest'ultimo.
Il controllo sui territori da parte delle famiglie nobiliari terminò solo nel 1797, quando Napoleone soppresse i feudi. Durante il governo di Ludovico il Moro, Milano fu la prima delle signorie italiane a cadere sotto gli attacchi delle monarchie nazionali: nel 1499 re Luigi XII di Francia, vantando diritti ereditati dalla nonna Visconti, discese in Italia. Le sue pretese sul Ducato di Milano si dovettero scontrare però con le medesime velleità degli svizzeri. Durante la battaglia di Marignano (1515) tra truppe francesi e mercenari svizzeri al soldo del vescovo Schiner di Sion, questi ultimi occuparono Ponte Tresa dopo aver ucciso 800 fanti posti a guardia della città e saccheggiarono e incendiarono Cunardo, Induno e Frascarolo. La fine della guerra, vinta dalla Francia, decretò che il Canton Ticino rimanesse agli svizzeri, mentre il resto del ducato di Milano, e dunque anche l’area dell’odierno Piambello, continuasse ad essere di pertinenza francese. Ad occupare la Lombardia ci pensò poi, nel 1535, la Spagna di Carlo V che diede inizio a 170 anni di dominazione. I fatti più rilevanti del periodo spagnolo furono le due epidemie di peste (1588, 1630) che interessarono anche l’area del Piambello, come testimoniato dalla cappella “della peste” situata a Cunardo in località “Acquafresca” lungo la provinciale per Luino. Memorabile fu, nel 1574, la vista pastorale del cardinale Carlo Borromeo ad Arcisate, Brusimpiano, Cantello (Cazzone), Clivio, Cuasso, Induno. Il Santo, con il suo seguito, fece sosta ad una fonte situata a metà strada tra Ligurno e Clivio e celebrò la S. Messa nella chiesa di S. Pietro, come testimoniato da un bassorilievo in creta – terracotta che raffigura il Santo a cavallo e il suo ingresso in paese.
Nel 1786 l’intero territorio dell’odierno Piambello faceva parte della Provincia di Gallarate: il governo austriaco di Maria Teresa aveva infatti suddiviso il territorio lombardo in otto province. La Provincia di Gallarate cessò di esistere già nel 1787; dieci anni dopo, nel 1797 vennero definitivamente soppressi i feudi. Quando Napoleone proclamò la nascita della Repubblica Cisalpina, tutta l’area del Piambello fu assoggettata dapprima nel Dipartimento del Verbano (1797) poi nel Dipartimento del Lario, con capoluogo a Como (1801). Nel 1809 nei Cantoni del dipartimento lariano furono soppressi molti Comuni ed Arcisate ed Induno vennero uniti.

Contado_del_Seprio

Il Contado del Seprio. Da: Bognetti G.P. (a cura di), Castelseprio, Neri Pozza, Venezia 1977.


RISORGIMENTO ED UNITÀ D’ITALIA

La Restaurazione del 1815 vide l’annessione dei territori del Varesotto al Regno Lombardo-Veneto. Nel 1846, la nuova repubblica del Canton Ticino costruì un più moderno ponte sulla Tresa, che portò un notevole sviluppo dell’area intorno a Ponte Tresa. Durante il Risorgimento, anche Garibaldi, nella I e II guerra d’indipendenza percorse le strade del Piambello: nel suo viaggio da Luino a Varese (agosto 1848), il generale trascorse una notte a Cunardo in casa Bozzolo. Il giorno successivo si diresse a Varese, preceduto da scaglioni di truppa con alla testa la banda musicale di Cunardo, unitasi spontaneamente al generale. Dopo il discorso d’incitamento in piazza Podestà a Varese, Garibaldi con i suoi soldati salì sull'altura di Frascarolo a settentrione di Induno. È accertato che le truppe garibaldine trovassero alloggio nel vasto castello Medici, sul torrione più alto del quale, è tradizione che ponessero le vedette, e alla cascina Orsa mentre le truppe si sparsero tra Induno e Arcisate. Dai documenti si può rilevare che il soggiorno ad Induno e nei pressi, si protrasse dal 20 al 23 agosto. A Induno si dovette costituire una specie di comitato provvisorio perché si è trovato un biglietto di requisizione intestato in questo modo "Governo provvisorio in tempo del Gen. Garibaldi" firmato da tre deputati locali. Intanto la brigata austriaca Schwartezemberg era sopraggiunta a Clivio e Viggiù. Dopo vari spostamenti lungo la provincia e lo scontro con gli austriaci a Morazzone, Garibaldi fuggì coi suoi soldati in Svizzera, dopo essersi imbarcato a Brusimpiano. Dieci anni dopo, a seguito della nuova occupazione austriaca di Varese del 1859, dopo la vittoria della “Battaglia di Varese”, Garibaldi, il colonnello Medici e i Cacciatori delle Alpi sostarono al castello di Frascarolo prima della battaglia di san Fermo. Si fermarono al Castello di Frascarolo per controllare le mosse degli austriaci, che già avevano bombardato e saccheggiato Varese. Per bloccare l’esercito di Urban venne posta una linea difensiva formata da obici di montagna tra Frascarolo e Induno Olona. Dopo il mancato attacco austriaco, Garibaldi puntò a Como e, nella marcia verso la città lariana, transitò per Arcisate e Ligurno.
Durante il Risorgimento il viggiutese Felice Argenti partecipò ai moti carbonari del 1821: arrestato, venne poi esiliato in America, dove morì.
Alla costituzione nel 1861 del Regno d’Italia, l’area del Piambello fu inglobata nella Provincia di Como; nel 1895 Cazzone con Ligurno, tramite regio decreto, cambiò nome in Cantello.
Il 1862 vide sorgere la Società Operaia di Mutuo Soccorso (S.O.M.S.) di Viggiù, la prima del circondario di Varese. Il suo obiettivo era garantire ai soci sussidi per vecchiaia e malattia, e a favore di vedove ed orfani. La SOMS adotto come proprio simbolo la stretta di mano, che rappresentava “onesta, assistenza e amore”. Nel 1869, venne fondato il Teatro sociale e nel 1873, la Scuola d’arte Industriale; la biblioteca popolare vide la luce un anno dopo. La Scuola d’Arte Industriale nacque per formare, tra le varie figure professionali, scalpellini, scultori e intagliatori di pietra: chi completava i corsi quadriennali della scuola d’arte aveva la possibilità di accedere direttamente alla Accademia di Belle Arti di Brera. Molti dei giovani usciti dalla Scuola di Disegno vennero impiegati nei lavori assunti in quei decenni dagli imprenditori e proprietari di laboratori e cave viggiutesi.
Anche le due guerre mondiali coinvolsero le terre del Piambello: per cercare la salvezza, tra il 1944 e il 1945 molti perseguitati per motivi politici o razziali fuggirono in Svizzera attraverso le stesse piste usate dagli “spalloni” per contrabbandare tabacco, riso, zucchero e caffè.
Nel 1927, con la nascita della Provincia varesina, Induno Olona fu aggregato al comune di Varese; tornò comune a sé nel 1950, dopo referendum mentre Viggiù ed Uniti nella stessa data comprendeva anche Saltrio. Nel 1958 Besano si rese nuovamente comune autonomo separandosi da Porto Ceresio.

Proposte di lettura:
 

Insegna_SOMS_Viggiu

Insegna posta all'esterno della sede della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Viggiù, in piazza Artisti Viggiutesi.

 

Cacciatore_delle_Alpi

Luigi Buzzi Leone, Il cacciatore delle Alpi, comunemente detto "il garibaldino", 1867, modello in gesso conservato al Museo della scultura viggiutese dell'Ottocento, Viggiù. L'originale, in pietra di Brenno e in cattivo stato di conservazione, è sistemato presso la Caserma Garibaldi di Varese. Una copia in bronzo si trova a Varese, in Piazza Podestà. Immagine da: Ortelli, G. (a cura di), Picasass: storia del mestiere e degli uomini che hanno fatto la storia di Viggiù, Macchione, Azzate (VA) 1995.

 

Monumento_a_Garibaldi_Viggiu

Monumento a Garibaldi in via Roma (ex via Garibaldi) a Viggiù.